Cure e fruttificazione

Le cure colturali con appropriate pratiche agronomiche sono decisive per il successo della tartufaia, la mancanza di queste portano a notevoli ritardi nella raccolta dei tartufi e nelle ipotesi peggiori all’insuccesso di tutto l’impianto.

Nei primi 2 o 3 anni le cure colturali hanno lo scopo di favorire la crescita delle piantine, lo sviluppo radicale e delle micorrize:

 

sarebbe buona norma recintare la tartufaia per costituire un fondo chiuso con rete metallica alta m 1.80, ma in mancanza di essa è opportuno proteggere le piantine tartufigene dai danni che potrebbero arrecare animali selvatici e domestici;

contenere lo sviluppo delle erbe infestanti intorno alla pianta con leggere sarchiature garantendo una buona aerazione del terreno;

irrigare le piante è indispensabile per il loro attecchimento e successivamente per l’accrescimento dei carpofori;

intervenendo con leggere potature, le giovani piantine si possono guidare ad un accrescimento favorevole alla produzione del tartufo;

in tartuficoltura l’impiego dei diserbi chimici e concimazioni organiche o azotate sono ancora in una fase di sperimentazione quindi non è consigliabile effettuare nessuna di queste operazioni.

Fruttificazione delle tartufaie coltivate
Fruttificazione tartufaie

La produzione dei tartufi nelle tartufaie coltivate può iniziare anche dopo 5-7 anni dalla messa a dimora delle piante tartufigene. La quantità produttiva per ettaro negli impianti coltivati a tartufo nero pregiato e tartufo scorzone che si conoscono, si aggira intorno ai 40-70 Kg superando in alcuni casi, i 100 Kg nelle stagioni più favorevoli. Un dato certo è quello che effettuando le opportune cure colturali all’impianto, si sono ottenuti eccellenti risultati. La fase più importante prima di impiantare una tartufaia è analizzare una serie di fattori dai quali dipenderà il successo dell’impianto.

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